Dove dormire

Dormire in grotta

Gli alloggi nelle cave delle zone di Guadix e de El Marquesado e di Baza-Huéscar: El Altiplano si è convertito in uno dei prodotti tiristici di maggiore attrazione e singolarità della provincia di Granada. Attualmente esistono, nelle due zone citate e nel Sacromonte, 60 stabilimenti regolamentati catalogabili come alloggi turistici nelle cave. Tutti hanno un unico denominatore comune che è la qualità del servizio, il rispetto per natura, e il recupero e la conservazione di una delle tradizioni costruttive e architettoniche più peculiari d’Europa.

 

Un’esperienzaArchitettura sotterraneaCaverne e rifugi preistorici Rifugio del passatoIl Sacromonte
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Dormire in una casa-cova è un’esperienza che permette al visitatore di immergersi nella cultura e nella forma di vita di più di 3.000 famiglie granadine.

Incavate nelle viscere della terra, queste case costituiscono un magnifico esempio dell’integrazione dell’uomo con la natura e il paesaggio.

Gli alloggi in grotte sono tipici delle regioni di Guadix e Il Marchesato, in Baza-Huéscar: ne El Altiplano, e nel granadino quartiere del Sacromonte. I denominatori comuni di tutte le case-cove sono il servizio di qualità e il rispetto per l’ecosistema. In esse l’ospite si sentirà come a casa, perché tutte offrono le comodità esigibili ad un alloggio turistico di qualità.

Ognuna delle cove è differente dalle altre; in esse si può osservare come l’architettura popolare si adatta alle caratteristiche dell’ambiente circostante. Le terre dure e secche si scavano senza difficoltà, sono compatte e impermeabili e rendono l’ambiente fresco in estate e caldo in inverno.

Alloggiarsi in una casa cova significa partecipare al recupero e alla conservazione di una delle tradizioni costruttive e architettoniche più peculiari d’Europa.

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VIVERE SOTTOTERRA

Scavate nelle falde di ripidi colli e precipizi, le case cove sono disposte disordinatamente, attente solo al rilievo del quale formano parte e alla posizione del sole. Non esistono strade: i riferimenti urbani sono costituiti dalle gole e dagli alvei. Le costruzioni più moderne, con facciate addossate e edifici collindanti, si situano al lato di altre più tradizionali; le due strutture presentano comignoli, piazzette e atri vegetali. Però dal di fuori non si può immaginare la loro struttura interna; bisogna entrare per conoscere le sue forme, sia quelle pubbliche che quelle più intime e private.

L’achitettura sotterranea è il risultato della ricerca da parte dell’uomo di una tipologia di habitat che si avvicina sia all’ambiente nel quale vive che all’attività che svolge, per questo è fondamentale il tipo di terreno nel quale vengono scavate; alcune volte si approfitta dell’azione delle forze della natura e altre esclusivamente della mano d’opera dell’uomo.

Come succede nelle zone di Guadix e El Marquesado e Baza-Huéscar: ne El Altiplano le cove sono ubicate nelle zone aride e semi-aride, vicino ai fiumi o ai corsi d’acqua ma non in aree facilmente inondabili e nemmeno su terra fertile. Si trovano nelle falde delle montagne, nei burroni o intorno a piccole montagnette. I terreni più adeguati per la loro costruzione sono quelli morbidi ma compatti e impermeabili per garantire solidità e per evitare le infiltrazioni di umidità. I tereni più utilizzati sono quelli di argilla, marna, conglomerati, arenarie morbide, calci, sabbie e tufi.

COME SI SCAVANO

La costruzione di una cova, opera per la quale l’usuario ha contato sempre con l’inestimabile aiuto del cosidetto “maestro della punta”, inzia con il taglio verticale del terreno che fungerà da facciata, lasciando libero il piano orizontale della parte anteriore; dipendendo dalla topografia del terreno, alcune volte è necessario realizzare nella zona estrema perpendicolare altre due fenditure verticali che fungeranno da contrafforti.

Nel centro della facciata si delinea la porta a forma di arco (scavando 1/1,50 m. che è lo spessore dei muri portanti) e da qui si crea la prima stanza, con tetto a volta di botte, con planimetria quadrata e con una grandezza di 2,5/3 metri per ogni lato. Successivamente, come se si costruisse una galleria, si continuano a scavare le altre stanze. Il numero, le dimensioni e l’organizzazione interna, dipenderanno sia dalla grandezza del colle che dalle possibilità economiche e dalle necessità dei suoi abitanti.

La tipologia del terreno nel quale si sviluppa questo processo costruttivo, con le sue curve, le sue forme e i suoi pendii, condizionarà i differenti tipi di costruzioni dell’insieme delle cove presenti a Granada.

Il raggruppamento di cove più esteso è quello della Hoya de Guadix, ubicato nei suoi ripidi pendii nel quale le cove sono organizzate in file su diversi livelli orizzontali. A queste cove si accede mediante stetti e serpeggianti sentieri che fiancheggiano la montagna.

Se il territorio adatto per la costruzione della struttura è formato da piccole montagnette, le cove ne attraverseranno i due lati in modo da far entrare la luce e la ventilazione incrociata e saranno allineate formando strade, o si ragrupperanno intorno ad una piazza o una piazzetta. Questa tipologia di case cueva presenti in Benalúa, Gor, Purullena, Baza, Benamaurel e Huéscar, si può contemplare solo nella provincia di Granada. Esiste un’altro tipo di scavazioni, quelle nelle fosse, che però attualmente sono disabitate per l’elevato pericolo di inondazioni.

COVE E CASE COVE

L’evoluzione dei suoi elementi esterni, dovute all’adattamento ai nuovi tempi e alle necessità moderne, convertì le primitive e originali cove in case cove, provviste di edifici e costruzioni collindanti alla facciata o costruiti nello spazio di accesso alla casa.

Allo schema abituale dell’organizzazione dello spazio che consisteva nella costruzione di stanze che si comunicavano mediante piccoli vani con forma di archetti romani, e gallerie profonde o parallele alla facciata, si aggiunsero forme altre forme di costruzione di queste case. Le innavazioni principali si ebbero nell’aggiunta alla facciata di altre strutture, collindanti o parallele, e nell’ingandimento della piazzetta di entrata. Questi cambiamenti permisero separare il recinto degli animali dalle stanze di uso umano e aprire all’esterno le zone umide.

In questo modo le costruzioni iniziali diventarono sempre più autosufficenti e conservarono le primitive cove solo come una mostra simbolica delle sue origini.

CAMINI E LUCERNAI

Gli elementi esterni con maggiore impatto visivo sono senza dubbio la facciata e i camini, i due elementi che caratterizzano la casa-cueva. Le case cove primitive avevano pochi punti di entrata di aria, con il fine di mantenere all’interno le eccellenti condizioni termiche; avevano solo le aperture dell’entrata alla casa o quelle di entrata al recinto degli animali e qualche volta una finestrella per la sua ventilazione.

La porta d’entrata tradizionale era una spaccatura con due ante orizzontali che permettevano l’apertura della parte superiore come se si trattasse di una finestra. La facciata più semplice era quella che si scavava direttamente dalla roccia però il più delle volte, con il fine di proteggere il terreno dall’erosione, si costruiva con mattoni, cemento o pietra. Sia gli atri naturali che quelli artificiali venivano completati con le tegole. Sono molte le forme in cui si addossava la casa alla cueva e questo dipendeva dal gusto dei loro abitanti.

I camini, scavati dall’esterno, sono molto differenti gli uni dagli altri. Nelle località di Guadix e El Marquesado o El Altiplano si possono osservare camini a forma di cono e altri più simili a prismi e cilindri. Sono costruiti con malta, mattoni o pietre. Alcune volte venivano scavati nella roccia e altre costruiti al lato per evitarene infiltrazioni di acqua.

All’interno delle case cove si trovano i lucernai ubicati alla fine di stretti e larghi corridoi che hanno come obiettivo quello di lasciar passare la luce. Sono di diverse forme e vanno da balconi a grandi pati che ricevono la luce dall’esterno. Si possono costruire solo quando la collina può essere attraversata da un lato all’altro alla ricera di una seconda usita che permette l’entrata di luce e di ventilazione.

L’intonaco di calce delle pareti e dei tetti è una forma ingegnosa per aprofittare al massimo di questa risorsa naturale. All’interno l’ambinte la cova è secco e ha una temperatura constante durante tutto l’anno.

INTORNO AL FOCOLARE

L’organizzazione delle stanze che tutt’oggi si conserva nelle attuali cove, riflette il modo di vita di una popolazione prevalentemente rurale. La prima stanza, alla quale si accede dall’esterno, è il salotto o la cucina e in questa stanza è ubicato il camino che permette la ventilazione della casa.

Le stanze interne sono riservate per dormire e sono separate fra di loro da tende o porte con panni vetrati. La visita in queste case ha permesso contemplare i numerosi armadi e le dispense scavate nella roccia o costruiti con argilla viva.

Uno dei cambi più significativi dell’uso delle cove si è avuto quando vennero trasferiti gli animali nelle cove abandonate e prossime alla casa. In questo modo vennero risolti i problemi di spazio e dei cattivi odori.

Inoltre, la costruzione di reti idrauliche pubbliche, ha permesso che i lavatoi e i bagni si trasferissero negli spazi annessi alle case.

Anche se è presente questa tendenza generale alla crescita delle case nelle dimensioni e nelle strutture, e alla modernizazione delle sue istallazioni e dei sevizi basici, è possibile classificarle come uno degli habitat più antichi.

COVA-MUSEO DI GUADIX

Guadix possiede un museo istallato in una delle case-cova del famoso quartiere di Santiago, nell’hinterland della città. Nella cova-museo si può osservare il modo di vivere della gente della città e della terra: non visitando la casa tipica ma contemplando la grande collezione di oggetti e indumenti usati nei mestieri, nelle feste, nelle aziende agricole e nel pascolo del bestiame.

La Cova-Museo è distribuita in varie sale: l’atrio, la sala per le proiezioni audiovisuali, la sala dell’artigianato e delle tradizioni, la stanza da letto, la credenza, la cucina, la stalla, il porcile, gli attrezzi agricoli, la dispensa, e il pozzo. Gli oggetti esposti rappresentano il modo di vivere tradizionale.

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La Hoya de Gaudix e Baza e Húescar, al nord della provincia, son due grandi depressioni che si trovano tra le montagne baltiche, ricche di sentieri e di rifugi naturali, sono stati, fin dall’Antichità, scenario di numerosi insediamenti.

Il denominato habitat troglodita, che si riferisce al peculiare modo di organizzazione umana nelle caverne, si sviluppò molto nelle due zone e questo si riflette nei numerosi resti ritrovati.

Al giacimento argarico de La Balunca, nella località di Castilléjar, si aggiungono le Cuevas de la Tía Micaela e Sin Salida (le due sono ubicate nella località Cortes y Graena) e la Cueva Horña, Abrigo de Luis Martínez e le Cuevas de Panoría (tutte nella località del Darro); rifugi naturali occupati da cacciatori e da agricoltori paleolitici, che lasciarono nelle loro pareti interne, una gran quantità di graffiti schematici e resti della loro arte rupestre. Anche all’est della località granadina di Piñár, sono presenti numerose cove: la Cueva de la Carigüela e soprattutto la Cueva de las Ventanas, che venne abitata a partire dal Paleolitico. Questa grotta, predisposta perfettamente per il suo uso turistico, riceve il suo nome dalle tre bocche di accesso esteriori, che fungono da unica entrata e salita della cavità.

La fertilità delle terre che circondano le grotte, così come la grande ricchezza mineraria, favorirono l’entrata di popoli che arrivavano dal Mediterraneo e che aprofittavano delle ottime condizioni del terreno (costituito da materiali morbidi, compatti e impermeabili) per scavare nuove cove nelle ripide falde acquifere.

I romani che preferivano le loro “villae exentas”, le costruivano vicino alle attuali cove, confermandone in questo modo la magnifica ubicazione. I goti seguirono l’esempio dell’Impero Romano.

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SICUREZZA E ISOLAMENTO
L’interno delle cove è stato, durante millenni, la casa più utilizzata dagli uomini primitivi. La sicurezza e l’isolamento che i popoli preistorici trovavano in questi primitivi rifuggi naturali, venne ricercata anche dai mussulmani, artefici della maggior parte delle cove e delle case-cove presenti nel territorio granadino. Questa architettura sotterranea, riflesso fedele dei cambiamenti storici, sociali ed economici, si mimetizza con il paesaggio e con il rilievo, dando alle zone di Guadix e El Marquesado, e Baza-Huéscar che formano El Altiplano, una bellezza espressiva plastica. Un patrimonio che si è convertito in simbolo di identità e importante risorsa turistica.
VEDETTE MEDIEVALI

Con l’arrivo della civiltà mussulmana, le cove vennero considerate opere architettoniche e le sue funsioni e il suo fine originario cambiarono. In un primo momento si convertrono in rifugi per alcuni settori sociali dell’epoca che dovettero nascondersi o allontanarsi dal potere, e poi si trasformarono nell’unica casa che si poteva permettere la gente con scarse possibilità economiche.

Con l’arrivo degli Almhoades a Granada, nei secoli XI e XII, i mozarabi (arabi convertiti al cristianesimo) vi cercarono rifugio per il loro culto. A questo periodo appartengono le Hafas de Arriba de Benamaurel, un insieme di cove che includevano anche colombaie, situate nella più alta delle cavità di una spaccatura del terreno che lo divide in due parti, alla quale si accede mediante un sentiero.

Queste originali grotte medievali (conosciute a Guadix come Covarrones o Cuevas de Moros) possedevano un forte carattere difensivo. Inlotre costituivano piccoli nuclei di popolazioni composte da case isolate. In base alle loro funzioni si raggruppavano (predecessori dei paesini che ospitano le attuali cove come Corte y Graena, Marchal, Lopera, Benalúa…), recuperate fino alla conquista cristiana; vedette, la cui localizzazione era molto difficile poiché si confondevano con le fenditure del paesaggio; per le dimensioni e la struttura della loro difesa erano autentici castelli; e nei precipizi, la cui entrata era la finestra alla quale si accedeva grazie a corde o scale.

I QUARTIERI MORESCHI

I moreschi, che erano stati scacciati dalle città dopo la conquista cristiana, scavarono massivamente le proprie cove vicino a queste costruzioni sotterranee medievali, la maggior parte di esse vennero abbandonate e mai più utilizzate. Ad esempio a Guadix, alla fine del XV secolo, per ordine del Duque de Escalonia e per supposti motivi di sicurezza, si produsse uno spostamento massivo della popolazione islamica dalla medina alla periferia della città.

Questo fenomeno costruttivo raggiungerà la dimenzione urbana alla fine del XVI secolo, quando i moreschi dopo la ribellione di Abén Humeya tornarono alle loro zone originarie e, non potendo rivendicare le proprie possessioni, occuparono le cove esistenti o costruirono nuove cove. Nel XVII secolo altri abitanti che provenivano dal nord, con ordine di espulsione promulgato da Filippo III, riabitarono le vecchie cove.

Questa è l’origine dei quartieri delle cove e delle case –cove (quest’ultime un’evoluzione delle prime) come quelle presenti a Baza, nel Barrio del Pozo della località di Freila, nei Barrios de Abatel (che prendono il nome dal vocabolo arabo che significa luogo di castigo, dato che nel 1502 il Gran Conestabile di Navarra fece costruire un patiblolo nella grotta) e Capallón della località di Zújar e il suo annesso Carramaiza, i Barrio de la Cruz e la Morería a Castilléjar, quelle ubicate a Galera e quelle scavate nel semicerchi di colline di arzilla che circondano Guadix.

LE COVE MODERNE

Un’altro grande momento di espansione delle cove (nate a partire dall’epoca nazarí come residenze familiari) si produsse nella provincia granadina alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX, tappa che coincise con l’aumento demografico, l’immigrazione e la coltivazione di nuovi terreni. Le importanti industrie dello zucchero e quelle agricole presenti nella Hoya di Gaudix e di Baza e Huèscar, attirarono una popolazione di classe sociale ed economica umile che cercò una casa economica che si adattava sia al suo modo di vita tradizionale, sia alle sue necessità di spazio (recinti per animali, stalle, sili…).

Grazie a queste popolazioni e i successivi abitanti, questa millenaria mostra di architettura sotterranea si trasformò dando spazio al confort e alla praticità e questo modificò alcuni dei suoi aspetti più tradizionali. Durante il XX secolo si includono nelle case-cova quei servizi che già anni prima si erano introdotti nelle case. Negli anni ’50 del XX secolo, venne realizzata a Guadix l’ultima scavazione massiva di cove.

Grazie alla modernizzazione di questi peculiari habitat, il turismo è cresciuto molto, e grazie a ciò questi spazi sono stati utilizzati sia come alloggi che come ristoranti e Musei.

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Nel pittoresco quartiere del Saromonte, che è rivolto all’Alhambra, coincidono gli elementi identificativi di Granada. Da una parte ritroviamo le cove scavate nella grotta naturale della montagna sacra, i tempi di arte gitana e veri musei della vita troglodita adattati alle comodità moderne; dall’altra la Zambra, antica danza composta a sua volta da altri tre balli che simbolizzano i momenti più significativi dei matrimoni gitani.

Questo idillico luogo, a partire dall’epoca della conquista cristiana, dette asilo a tutti coloro i quali vivevano fuori dalle mura della città, alle etnie e ai gruppi sociali che vivevano al di fuori del controllo amministrativo e dell’ordine ecclesiastico, come i mussulmeni e i moreschi. Il quartiere è quasi totalmente di etnia gitana. Secondo le cronache, i gitani entrarono a Granada con le truppe dei Re Cattolici come lavoratori di ferro. È quindi ovvia la presenza di artisti e artigiani che si dedicano al flamenco, dalla cui arte nacque la vechia e magica Zambra che continua ad essere la protagonista di spettacoli in alcune cove come ad esempio quelle de Los Tarantos, María la Canastera, Cueva la Rocío e Venta del Gallo.

Però el Sacromonte è soprattutto leggenda e senza di essa perderebbe parte della sua essenza. Una di queste è la leggenda conosciuta come “Barranco de los Negros”. Racconta come dopo la caduta dell’Impero nazarí molti nobli arabi esiliarono verso le terre africane. Per paura di essere derubati, nascosero le loro ricchezze in questo monte di Valparaíso. I loro schiavi di razza negra sapevano di queste incursioni dei padroni alla montagna e, quando furono liberi, decisero di recuperare questi tesori. Scavarono e scavarono le falde di questo burrone però senza esito e stanchi per lo sforzo si ripararono in queste cove che, con il passar del tempo, divennero le loro case.

 

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